Ritagli di storia
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la NuovaVenezia– 23 marzo 2005
«Un'esperienza stupenda»
MARGHERA. Sette anni e mezzo di presidenza, gli ultimi tre e mezzo spesi tutti per lanciare le Municipalità, che a Marghera hanno sperimentato questa nuova formula di decentramento. Roberto Turetta, margherino doc, lascia la presidenza del quartiere puntando ad un seggio a Ca’ Farsetti, non senza rimpianti.
«Un’esperienza umana stupenda - dice - un’esperienza politica unica con molti momenti entusiasmanti e pochi momenti di difficoltà». All’inizio forse in pochi credevano nella sfida delle Municipalità.
Come ha superato queste diffidenze?
«Soprattutto grazie al contributo dei cittadini, con la loro attenzione, e perché no, le loro critiche: le Municipalità sono nate per dare più risposte ai cittadini e non per allontanarli dalle istituzioni, perché queste hanno un valore solo ed unicamente se la gente le riconosce come luogo della scelta, ma anche come luogo del confronto. A Marghera questo sodalizio si è manifestato, forte, fin dai primi giorni della sperimentazione».
Lei ha detto che le Municipalità sono l’elemento centrale di un nuovo modello amministrativo. Però adesso cede il passo, candidandosi per il consiglio comunale. Un tradimento?
«La Municipalità è un progetto politico ed istituzionale che ha bisogno anche di maggior attenzione e di sostegno da parte del Comune di Venezia: ecco perché lascio la Municipalità e mi candido in Comune. Spero di affrontare le esigenze dei miei concittadini e di supportare il progetto Municipalità da Ca’ Farsetti».
Con un bilancio di circa 10 milioni di euro, gestiti direttamente dalla periferia, come sono cambiati i servizi resi alla città?
«Siamo riusciti ad erogare maggiori servizi alla persona, ad aumentare la disponibilità per l’utenza dei nidi e delle materne, ad essere più puntuali negli interventi di manutenzione, ad inventare nuovi servizi e nuova socialità, a stimolare nuova comunicazione e nuova partecipazione, a mantenere un elevato standard di proposte culturali e sportive, ad avviare percorsi di integrazione fra servizi e realtà del mondo del volontariato sociale e sanitario».
Difficoltà legate alla carenza di personale?
«Non avessimo trovato personale disponibile il progetto Municipalità sarebbe fallito. Mi sento di rivolgere un grazie a chi ha tradotto le nostre scelte in concreti atti e servizi erogati: cioè a chi con il lavoro di dipendenti o consulenti ha fatto diventare realtà il progetto della Municipalità».
- Roberto Massaro
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la NuovaVenezia— 19 dicembre 2006
I Ds firmano la tregua sotto il segno di Turetta
In fondo era quasi una partita di allenamento. Per sanare le divisioni interne in vista del congresso di primavera, quello che dovrà fondare il nuovo soggetto politico del Partito democratico. Ma intanto i Ds hanno ritrovato l’unità, almeno formale, nel segno dell’outsider Roberto Turetta. E’ lui il nuovo segretario comunale della Quercia.
Candidato della maggioranza fassiniana che non dispiace alla sinistra e trova, con qualche mal di pancia, anche il consenso della galassia De Piccoli-Vianello. E’ stato eletto ieri sera a larghissima maggioranza dai 200 delegati in rappresentanza delle 32 sezioni e dei 2.400 iscritti del territorio comunale, dopo il faticoso accordo tra le correnti interne siglato dal segretario provinciale Michele Mognato. Sua la guida dell’operazione che è riuscita a rimettere insieme i cocci di un partito dilaniato da due anni di polemica interna.
Ferite che ancora bruciano un anno e mezzo dopo l’elezione di Massimo Cacciari contro l’ex pm Felice Casson. Ieri circolava tra i delegati l’ultima freccia acuminata lanciata da Lalla Trupia, presidente della commissione di garanzia regionale. Poche righe indirizzate ai garanti della Quercia Mognato, Volpe, Poli e Pollastri in cui si ribadiva il concetto: i disgiunti non potevano votare, perché sono stati reiscritti al partito a insaputa della commissione. Cavilli procedurali che hanno ridato fiato agli «estremisti dello Statuto» (in testa Marino Chiozzotto ed Ennio Mognato) poco disposti ad archiviare definitivamente le divisioni della primavera 2005.
Ma la politica della mediazione alla fine ha vinto. Così la mozione finale, piuttosto generica per la verità sui nodi cruciali, raccoglie l’adesione di ex nemici come Giampietro Marchese e Michele Vianello, Renato Morandina e Bruno Filippini, Delia Murer e Marcello Basso. Alla fine firma anche Valter Vanni, e il gruppone si riunisce.
«Una posizione di grande maturità», commenta soddisfatto il presidente della Provincia Davide Zoggia. Dalla prima fila benedicono la ritrovata unità il viceministro Cesare De Piccoli, il deputato Andrea Martella e il senatore Felice Casson.
Sarà vera pace? Dal palco, Michele Mognato prova a gettare mastice su un’alleanza che in molti guardano con diffidenza. «Dobbiamo essere protagonisti di una nuova stagione programmatica», attacca nella sua relazione, «che renda più chiara e condivisa la linea dell’azione di governo della città e risponda al disagio crescente che c’è». Fedeltà alla giunta Cacciari, dunque, «seppur con gli aggiornamenti e le correzioni necessarie per superare i limiti emersi in questi mesi e le distanze tra amministrazione e cittadini». Il sindaco Cacciari tende la mano al suo maggiore alleato e invita a guardare avanti. «Molto è stato fatto», dice, «ricordando le buone gestioni di Actv e Vesta che hanno dato ottimi risultati in questo ultimo anno. Invita ad accelerare sul partito democratico e a varare subito i gruppi consiliari unici tra Margherita e Ds in Regione e Comune. E concede anche una «sana autocritica» sulla vicenda di San Giuliano. «Ammetto l’errore e sono convinto che riusciremo a lavorare per cercare soluzioni alternative», dice, «ma questo dimostra l’entusiasmo della città su un progetto, quello della cerniera fra terraferma e laguna, che sostengo da 15 anni».
Ancora qualche schermaglia procedurale e a tarda sera il voto. Roberto Turetta è il nuovo segretario.
- Alberto Vitucci
